Vai al contenuto
Brand & Web··7 min di lettura

Architettura dell'informazione: la navigazione che converte

Prima del design c'è la mappa: quali pagine esistono, come si chiamano, come si raggiungono. È qui che si decide se il sito accompagna o disorienta.

Il sito non è un archivio: è un percorso

L'errore di partenza è organizzare il sito come l'organigramma dell'azienda: una sezione per reparto, una pagina per prodotto, tutto in un menu da dodici voci. Ma il visitatore non conosce l'organigramma e non gli interessa: ha una domanda e un tempo di pazienza misurabile in secondi.

L'architettura dell'informazione è la disciplina che ribalta la prospettiva: si parte dalle domande che le persone hanno — leggibili nelle ricerche Google, nelle telefonate, nelle email — e si costruisce la mappa delle pagine che le rispondono, nell'ordine in cui sorgono.

Il menu è una promessa, non un indice

Cinque voci è il limite oltre il quale ogni aggiunta toglie: un menu da dodici voci comunica che l'azienda non sa cosa è importante. Le etichette contano quanto il numero: 'Soluzioni' non dice nulla, 'Servizi' dice poco, 'Marketing per hotel' dice tutto. La regola operativa: ogni voce del menu deve essere una parola che il cliente userebbe, non una che l'azienda preferisce.

Ciò che non merita il menu non sparisce: vive nel footer, nelle pagine correlate, nei percorsi interni. La gerarchia non è censura, è sequenza.

Ogni pagina ha un lavoro solo

Una pagina che deve presentare l'azienda, spiegare tre servizi e raccogliere contatti non fa bene nessuna delle tre cose. L'architettura efficace assegna a ogni pagina un compito unico e un'azione successiva chiara: la pagina servizio porta al caso studio, il caso studio porta al contatto, l'articolo porta al servizio.

Questa catena — che in SEO si chiama internal linking e in vendita si chiama accompagnamento — è ciò che distingue un sito che informa da uno che converte. Il visitatore non deve mai trovarsi in fondo a una pagina senza un posto sensato dove andare.

Come si collauda una mappa

Il test non richiede software: si chiama test dei cinque secondi. Mostra la home a una persona esterna per cinque secondi e chiedi: cosa fa questa azienda, per chi, cosa dovresti fare adesso. Se una delle tre risposte manca, il problema non è grafico — è architetturale.

Il secondo collaudo è nei dati: le pagine più visitate raggiungibili in un clic, i percorsi reali degli utenti confrontati con quelli progettati, le pagine di uscita anomale. L'architettura non si disegna una volta: si corregge finché i percorsi reali e quelli progettati coincidono.

Vuoi applicarlo al tuo progetto?

Parliamone.

Richiedi una consulenza